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Si può definire come ricevuta bancaria un documento nel quale compaia la dichiarazione di un soggetto, detto creditore, attesta di aver ricevuto tramite un istituto bancario una somma di denaro da un altro soggetto detto debitore. In ambito strettamente bancario si intende precisamente il modulo d’accettazione col quale si attesta la riscossione dalla banca di una somma di denaro versata da terzi. Appare evidente come tale sistema sia stato ideato a garanzia delle funzioni di incasso che fanno parte dell’oggetto sociale stesso degli istituti di credito: la ricevuta garantisce insomma legalmente che un passaggio di denaro avvenuto tramite una banca abbia effettivamente avuto luogo a norma di legge, con tutte le conseguenze di tracciabilità fiscale del merito.
In realtà la ricevuta fiscale non è il solo strumento di questo tipo, anche se ha assunto nel tempo una posizione assolutamente dominante tra gli strumenti di questo tipo, soprattutto per ragion inerenti alle imposte di bollo ed alla struttura fiscale acquisita dalle compagnie private negli ultimi anni. Ci si riferisce a questo tipo di strumenti solitamente con la formula titoli di recapito e si fa riferimento oltre che alla ricevuta bancaria agli assegni, alle cambiali tratte ma anche ai vaglia postali o cambiari.
Il successo delle ricevute bancarie è dovuto non solo alla loro competitività in termini di prezzo ma anche e soprattutto all’introduzione, dal 1977 ed a cura di un consorzio formato dalle banche italiane, dall’ABI e dalla banca d’Italia, della cosiddetta Ri.Ba.. o Ricevuta Bancaria Elettronica, ovverosia il primo metodo di trasferimento fondi elettronico mai introdotto in Italia. Questo ha permesso una grande possibilità di crescita per il credito commerciale e la possibilità di effettuare pagamenti a distanza con facilità e sicurezza, visto cha attraverso un database nazionale denominato CED, Centro Elaborazione Dati, è possibile controllare in tempo reale la solvibilità degli importi dovuti al creditore.